{"id":9620,"date":"2026-11-05T16:16:13","date_gmt":"2026-11-05T15:16:13","guid":{"rendered":"https:\/\/digitalpr.store\/it\/?p=9620"},"modified":"2026-11-05T16:16:13","modified_gmt":"2026-11-05T15:16:13","slug":"sicurezza-informatica-dipendenti-competenze-enisa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digitalpr.store\/it\/sicurezza-informatica-dipendenti-competenze-enisa\/","title":{"rendered":"Sicurezza informatica dei dipendenti: l\u2019indagine ENISA rivela le lacune nella preparazione delle aziende europee"},"content":{"rendered":"<p>Il 74% dei lavoratori europei ha ricevuto comunicazioni sospette durante l\u2019attivit\u00e0 professionale, mentre soltanto il 45% dichiara che la propria organizzazione diffonde regolarmente informazioni e aggiornamenti sui rischi informatici. Sono due dei risultati pi\u00f9 significativi dell\u2019indagine Eurobarometro presentata il 30 settembre 2026 dall\u2019Agenzia dell\u2019Unione europea per la cibersicurezza, ENISA, alla vigilia del mese europeo dedicato alla sicurezza digitale.<\/p>\n<p>I dati mostrano una situazione nella quale l\u2019esposizione alle minacce \u00e8 molto diffusa, ma gli strumenti organizzativi per riconoscerle e gestirle non risultano altrettanto consolidati. <strong>L\u201985% dei dipendenti intervistati vorrebbe migliorare le proprie competenze informatiche<\/strong>, segnalando una disponibilit\u00e0 alla formazione che non sempre trova riscontro nelle opportunit\u00e0 offerte dalle aziende.<\/p>\n<p>Il comunicato <em>Cybersecurity Month @ work: Employees&#8217; skills under the looking glass<\/em> ha accompagnato l&#8217;apertura dell&#8217;European Cybersecurity Month 2026, conclusosi a ottobre. Quest&#8217;anno l&#8217;iniziativa europea ha concentrato l&#8217;attenzione sulla sicurezza negli ambienti di lavoro, affrontando il rapporto tra comportamenti individuali, preparazione del personale e responsabilit\u00e0 delle organizzazioni.<\/p>\n<p>La <strong>sicurezza informatica dei dipendenti<\/strong> \u00e8 diventata cos\u00ec un tema centrale della campagna, con una particolare attenzione alla capacit\u00e0 di individuare messaggi fraudolenti, proteggere le credenziali e comunicare tempestivamente eventuali anomalie.<\/p>\n<h2>Un lavoratore su quattro non basta a descrivere il rischio: cosa emerge dall&#8217;Eurobarometro<\/h2>\n<p>La ricerca utilizzata da ENISA \u00e8 il Flash Eurobarometer 576, dedicato alla consapevolezza e alla preparazione dei lavoratori in materia di sicurezza informatica. L&#8217;indagine \u00e8 stata condotta online tra il 27 aprile e l&#8217;8 maggio 2026, coinvolgendo 25.747 cittadini nei 27 Stati membri dell&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p>Le domande sulle esperienze di esposizione agli incidenti riguardavano i sei mesi precedenti la rilevazione. Si tratta quindi di informazioni raccolte direttamente attraverso le risposte degli intervistati, non di una verifica tecnica delle infrastrutture aziendali.<\/p>\n<p>Questa distinzione \u00e8 essenziale per interpretare correttamente le percentuali. La ricezione di un messaggio sospetto non significa necessariamente che un attacco abbia avuto successo, cos\u00ec come la percezione di un sistema sicuro non dimostra che tutti i controlli tecnici siano adeguati.<\/p>\n<p>Il 39% degli intervistati riferisce di aver incontrato tentativi di phishing, cio\u00e8 comunicazioni o siti fraudolenti progettati per sottrarre informazioni oppure ottenere accessi non autorizzati. Il 18% segnala tentativi di sottrazione di dati personali e il 16% tentativi di furto delle password.<\/p>\n<p>Tra le altre esperienze indicate compaiono attacchi malware, segnalati dal 17% dei lavoratori, e truffe generate attraverso strumenti di intelligenza artificiale, citate dal 15%.<\/p>\n<p>Le categorie possono sovrapporsi: uno stesso dipendente potrebbe aver incontrato diverse tipologie di minaccia. Non sarebbe quindi corretto sommare le percentuali per ottenere una quota complessiva di attacchi.<\/p>\n<p>Soltanto il 18% dichiara, per quanto ne sia a conoscenza, che la propria organizzazione non abbia subito alcun incidente informatico nel periodo considerato. Anche questo risultato richiede cautela: la conoscenza individuale degli eventi aziendali pu\u00f2 essere incompleta e non consente di ricostruire automaticamente il numero effettivo delle violazioni.<\/p>\n<h2>Phishing e intelligenza artificiale mettono alla prova i comportamenti quotidiani<\/h2>\n<p>Il phishing resta uno dei principali problemi per la sicurezza informatica dei dipendenti perch\u00e9 sfrutta attivit\u00e0 ordinarie: consultare la posta elettronica, aprire documenti, utilizzare servizi cloud e rispondere a comunicazioni professionali.<\/p>\n<p>Un messaggio apparentemente proveniente da un fornitore, da un collega o da un servizio utilizzato abitualmente pu\u00f2 indurre a inserire credenziali in una pagina contraffatta. In altri casi, l&#8217;obiettivo \u00e8 ottenere il trasferimento di denaro oppure convincere il destinatario a eseguire operazioni che compromettono la sicurezza del dispositivo.<\/p>\n<p>L&#8217;ENISA Threat Landscape 2026, pubblicato il 22 settembre, individua nell&#8217;ingegneria sociale una componente ricorrente delle attivit\u00e0 criminali. Tra le tecniche osservate compare ClickFix, che utilizza messaggi ingannevoli per convincere gli utenti a eseguire istruzioni potenzialmente dannose sui propri dispositivi.<\/p>\n<p>Il rapporto analizza oltre ottomila eventi relativi al panorama delle minacce informatiche del 2025. Il ransomware continua a rappresentare una delle forme di attacco con le conseguenze operative pi\u00f9 rilevanti, per la possibilit\u00e0 di interrompere servizi, sottrarre dati e avviare richieste estorsive.<\/p>\n<p>I due lavori descrivono per\u00f2 fenomeni differenti. Il Threat Landscape esamina eventi e minacce osservati, mentre l&#8217;Eurobarometro raccoglie esperienze, percezioni e comportamenti dei lavoratori. Le rispettive statistiche non possono essere confrontate come se derivassero dallo stesso campione.<\/p>\n<p>Particolarmente interessante \u00e8 il dato relativo alle frodi basate sull&#8217;intelligenza artificiale. <strong>Soltanto il 48% degli intervistati dichiara di essere in grado di riconoscere un video falso generato con l&#8217;AI<\/strong>.<\/p>\n<p>La percentuale misura una capacit\u00e0 dichiarata, non il risultato di una prova pratica di riconoscimento. Tuttavia evidenzia un problema concreto: contenuti audio e video manipolati possono rendere meno affidabili segnali tradizionalmente utilizzati per valutare l&#8217;autenticit\u00e0 di una comunicazione.<\/p>\n<p>Una richiesta ricevuta attraverso un video apparentemente attendibile, per esempio, non dovrebbe essere considerata autentica soltanto perch\u00e9 riproduce l&#8217;immagine o la voce di una persona conosciuta. La verifica attraverso un canale indipendente costituisce una misura organizzativa utile, soprattutto quando sono coinvolti pagamenti, credenziali o informazioni riservate.<\/p>\n<h2>I lavoratori conoscono i pericoli, ma la preparazione rimane discontinua<\/h2>\n<p>Dall&#8217;indagine emerge una differenza tra la percezione dei rischi e la capacit\u00e0 di affrontarli attraverso comportamenti sistematici.<\/p>\n<p>L&#8217;83% dei dipendenti ritiene che un attacco informatico potrebbe provocare conseguenze gravi alla propria organizzazione. Contemporaneamente, l&#8217;82% giudica efficaci gli strumenti e i sistemi digitali utilizzati dall&#8217;azienda per proteggersi.<\/p>\n<p>Questi risultati possono coesistere. Un dipendente pu\u00f2 riconoscere la gravit\u00e0 di una violazione e, nello stesso tempo, avere fiducia nelle difese adottate dal proprio datore di lavoro.<\/p>\n<p>Il problema nasce quando tale fiducia non \u00e8 accompagnata dalla conoscenza delle procedure di sicurezza o dalla capacit\u00e0 di individuare situazioni anomale.<\/p>\n<p>L&#8217;indagine segnala inoltre che le abitudini di protezione informatica, come il controllo del mittente prima di aprire un collegamento e l&#8217;utilizzo di password robuste, risultano diffuse ma non uniformi tra i lavoratori.<\/p>\n<p>La Commissione europea rileva differenze significative in relazione all&#8217;et\u00e0: la consapevolezza dei rischi tende ad aumentare nelle fasce anagrafiche pi\u00f9 elevate, mentre i giovani tra 15 e 24 anni rappresentano un gruppo per il quale viene evidenziata l&#8217;utilit\u00e0 di interventi formativi mirati.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 dedurre che i lavoratori pi\u00f9 giovani siano necessariamente meno competenti nell&#8217;utilizzo delle tecnologie. Familiarit\u00e0 con gli strumenti digitali e capacit\u00e0 di identificare un tentativo di frode costituiscono competenze differenti.<\/p>\n<p>La sicurezza informatica dei dipendenti richiede quindi una formazione che tenga conto delle attivit\u00e0 effettivamente svolte, anzich\u00e9 presumere che l&#8217;esperienza nell&#8217;uso quotidiano di applicazioni e dispositivi corrisponda automaticamente a una preparazione adeguata contro le minacce.<\/p>\n<h2>La formazione raggiunge sei lavoratori su dieci, con difficolt\u00e0 nelle imprese pi\u00f9 piccole<\/h2>\n<p>Il 60% degli intervistati dichiara di aver ricevuto una formazione sulla sicurezza informatica nell&#8217;anno precedente all&#8217;indagine.<\/p>\n<p>Il dato conferma che le attivit\u00e0 formative sono presenti in una parte consistente delle organizzazioni europee, ma lascia emergere una copertura ancora incompleta. La partecipazione diminuisce sensibilmente nelle imprese di dimensioni minori, dove possono essere pi\u00f9 limitate le risorse dedicate alla gestione dei rischi digitali.<\/p>\n<p>Anche in questo caso occorre distinguere la partecipazione dalla competenza effettivamente acquisita. Aver seguito un corso non dimostra, da solo, di saper riconoscere un messaggio fraudolento o reagire correttamente a un incidente.<\/p>\n<p>La ricerca ha indagato sia le conoscenze e i comportamenti dichiarati sia la disponibilit\u00e0 di strumenti organizzativi. Non rappresenta invece una certificazione delle capacit\u00e0 operative dei singoli dipendenti attraverso prove tecniche standardizzate.<\/p>\n<p>Il quadro diventa pi\u00f9 significativo osservando gli ostacoli alla formazione.<\/p>\n<p>Il 26% dei lavoratori indica nella difficolt\u00e0 di trovare tempo durante l&#8217;attivit\u00e0 professionale uno dei principali impedimenti all&#8217;aggiornamento. Il 16% segnala i costi elevati, mentre vengono citati anche la mancanza di informazioni sulle opportunit\u00e0 disponibili e lo scarso sostegno dei datori di lavoro.<\/p>\n<p><strong>Il problema non sembra quindi limitarsi alla motivazione individuale<\/strong>, considerando che l&#8217;85% manifesta interesse a rafforzare le proprie competenze.<\/p>\n<p>Per le aziende emerge una questione organizzativa precisa: un&#8217;attivit\u00e0 formativa che viene proposta senza riservarle tempo durante l&#8217;orario lavorativo rischia di essere percepita come un impegno aggiuntivo, soprattutto dai dipendenti che hanno minore autonomia nella gestione delle proprie mansioni.<\/p>\n<p>La sicurezza informatica dei dipendenti dipende anche dalla possibilit\u00e0 concreta di partecipare ai percorsi di aggiornamento, dalla continuit\u00e0 delle iniziative e dalla loro pertinenza rispetto alle responsabilit\u00e0 professionali.<\/p>\n<h2>Informazioni insufficienti e procedure di segnalazione: le responsabilit\u00e0 delle organizzazioni<\/h2>\n<p>Uno dei risultati pi\u00f9 rilevanti dell&#8217;indagine riguarda la comunicazione interna. Soltanto il 45% dei lavoratori riferisce che la propria organizzazione trasmette regolarmente informazioni o aggiornamenti sulla sicurezza informatica.<\/p>\n<p>La percentuale descrive un elemento particolarmente delicato perch\u00e9 le minacce possono cambiare rapidamente. Una campagna di phishing che imita un servizio aziendale, per esempio, richiede comunicazioni tempestive e istruzioni comprensibili per il personale potenzialmente esposto.<\/p>\n<p>Secondo ENISA, circa met\u00e0 delle organizzazioni dispone delle principali misure di sicurezza considerate dall&#8217;indagine, mentre un ulteriore quarto prevede di introdurle.<\/p>\n<p>Si tratta di informazioni riferite dai dipendenti, non del risultato di audit indipendenti. Inoltre, la disponibilit\u00e0 di singole misure varia in funzione della tipologia di controllo esaminata.<\/p>\n<p>L&#8217;Eurobarometro ha preso in considerazione anche la presenza di regole aziendali, canali per segnalare attivit\u00e0 sospette e iniziative di sensibilizzazione.<\/p>\n<p>L&#8217;esistenza di un indirizzo email o di una procedura interna, tuttavia, non garantisce che i dipendenti sappiano utilizzarla. Le organizzazioni devono definire quali situazioni richiedano una segnalazione, a chi inviarla e con quali modalit\u00e0.<\/p>\n<p>Un comportamento efficace pu\u00f2 consistere nel segnalare un messaggio sospetto prima di interagire con il contenuto. Quando l&#8217;interazione \u00e8 gi\u00e0 avvenuta, diventano rilevanti la rapidit\u00e0 della comunicazione e la possibilit\u00e0 di attivare verifiche tecniche.<\/p>\n<p>La tempestivit\u00e0 dipende anche dal clima organizzativo. Se il personale teme conseguenze disciplinari automatiche per ogni errore, potrebbe esitare a comunicare un incidente. Procedure chiare e una gestione proporzionata degli errori favoriscono invece l&#8217;individuazione precoce dei problemi.<\/p>\n<p>Queste sono implicazioni operative dei risultati e delle buone pratiche di gestione del rischio, non percentuali di efficacia dimostrate dall&#8217;indagine.<\/p>\n<p>La responsabilit\u00e0 della protezione rimane comunque dell&#8217;organizzazione, che deve affiancare alla preparazione del personale controlli tecnici adeguati, gestione degli accessi, aggiornamento dei sistemi, copie di sicurezza e capacit\u00e0 di risposta agli incidenti.<\/p>\n<h2>Il mese europeo della sicurezza informatica 2026 e gli strumenti ENISA<\/h2>\n<p>L&#8217;European Cybersecurity Month, avviato nel 2012, si svolge ogni ottobre attraverso iniziative promosse dagli Stati membri, dalle istituzioni e da organizzazioni pubbliche e private.<\/p>\n<p>L&#8217;edizione 2026 ha scelto come tema centrale la protezione delle attivit\u00e0 lavorative, richiamando la necessit\u00e0 di rafforzare le capacit\u00e0 delle persone che utilizzano quotidianamente strumenti e servizi digitali.<\/p>\n<p>La campagna, sostenuta da ENISA e dalla Commissione europea, ha coinvolto attivit\u00e0 di sensibilizzazione, eventi, seminari e opportunit\u00e0 formative. La conclusione del mese di ottobre non coincide per\u00f2 con la fine dei programmi europei dedicati allo sviluppo delle competenze.<\/p>\n<p>Tra gli strumenti messi a disposizione dall&#8217;Agenzia compare <em>Awareness Raising-in-a-Box<\/em>, un insieme di risorse teoriche e pratiche per progettare programmi di sensibilizzazione destinati anche a piccole e grandi imprese.<\/p>\n<p>L&#8217;obiettivo \u00e8 aiutare le organizzazioni a strutturare iniziative continuative, superando la gestione occasionale della formazione attraverso comunicazioni isolate.<\/p>\n<p>ENISA mette inoltre a disposizione l&#8217;European Cybersecurity Skills Framework, un quadro comune per descrivere ruoli professionali, conoscenze e competenze nel settore della cybersicurezza.<\/p>\n<p>Questo strumento riguarda soprattutto la definizione dei profili specialistici, la formazione professionale e i processi di selezione del personale. Non deve essere confuso con un sistema che certifica automaticamente le capacit\u00e0 di sicurezza di tutti i dipendenti di un&#8217;azienda.<\/p>\n<p>Altre iniziative comprendono CyberHEAD, la banca dati europea dei programmi universitari dedicati alla sicurezza informatica, e materiali educativi destinati al mondo scolastico.<\/p>\n<p>Queste risorse rispondono a esigenze diverse: sensibilizzazione generale, preparazione di specialisti, orientamento formativo e sviluppo delle competenze fin dalle prime fasi dell&#8217;istruzione.<\/p>\n<p>Per la sicurezza informatica dei dipendenti, gli strumenti pi\u00f9 immediatamente pertinenti sono quelli che permettono di organizzare attivit\u00e0 proporzionate alle mansioni e alle minacce effettivamente incontrate.<\/p>\n<h2>Dalla consapevolezza alla verifica delle competenze<\/h2>\n<p>La questione rimasta aperta dopo il mese europeo della sicurezza informatica riguarda la capacit\u00e0 delle aziende di trasformare l&#8217;interesse dei lavoratori in preparazione verificabile.<\/p>\n<p>I risultati dell&#8217;Eurobarometro offrono una fotografia delle esperienze e delle percezioni del personale, ma non dimostrano che una determinata modalit\u00e0 formativa sia pi\u00f9 efficace di un&#8217;altra.<\/p>\n<p>Per valutare i progressi servono strumenti differenti rispetto alla semplice rilevazione delle opinioni: esercitazioni controllate, verifiche delle conoscenze, analisi dei tempi di segnalazione e controlli periodici sulla comprensione delle procedure aziendali.<\/p>\n<p>Le simulazioni di phishing, per esempio, possono essere utilizzate per osservare come le persone riconoscono e gestiscono comunicazioni sospette. I risultati devono per\u00f2 essere interpretati considerando la difficolt\u00e0 degli scenari, le caratteristiche dei destinatari e l&#8217;eventuale ripetizione delle prove.<\/p>\n<p>Anche il numero delle segnalazioni non rappresenta un indicatore univoco. Un aumento potrebbe dipendere da una maggiore esposizione alle minacce, ma anche da una migliore capacit\u00e0 di riconoscerle e comunicarle.<\/p>\n<p>La gestione della formazione richiede quindi criteri di valutazione coerenti con le attivit\u00e0 dell&#8217;organizzazione e con i rischi ai quali sono esposti i diversi reparti.<\/p>\n<p>La disponibilit\u00e0 delle risorse pu\u00f2 incidere profondamente su questi processi, soprattutto nelle imprese pi\u00f9 piccole. Materiali europei riutilizzabili e programmi formativi adattabili possono contribuire a ridurre le difficolt\u00e0 economiche e organizzative, senza sostituire la necessit\u00e0 di procedure interne e responsabilit\u00e0 chiaramente assegnate.<\/p>\n<p>Il dato sul quale si concentra l&#8217;attenzione resta quello della partecipazione: <strong>quattro lavoratori su dieci non dichiarano di aver ricevuto formazione sulla sicurezza informatica nell&#8217;ultimo anno<\/strong>, mentre pi\u00f9 di otto su dieci vorrebbero migliorare le proprie competenze.<\/p>\n<p>Una distanza che pone alle organizzazioni una scelta concreta sulla programmazione del lavoro: dedicare tempo e risorse alla preparazione del personale oppure lasciare che l&#8217;apprendimento dipenda prevalentemente dall&#8217;iniziativa individuale.<\/p>\n<p>L&#8217;Eurobarometro individua proprio nella disponibilit\u00e0 di tempo il principale ostacolo dichiarato dai dipendenti. \u00c8 un elemento sul quale le aziende possono intervenire direttamente, inserendo la formazione nei normali processi organizzativi e verificandone periodicamente i risultati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 74% dei lavoratori europei ha ricevuto comunicazioni sospette durante l\u2019attivit\u00e0 professionale, mentre soltanto il 45% dichiara che la propria organizzazione diffonde regolarmente informazioni e aggiornamenti sui rischi informatici. Sono due dei risultati pi\u00f9 significativi dell\u2019indagine Eurobarometro presentata il 30 settembre 2026 dall\u2019Agenzia dell\u2019Unione europea per la cibersicurezza, ENISA, alla vigilia del mese europeo dedicato [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":9621,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/digitalpr.store\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9620"}],"collection":[{"href":"https:\/\/digitalpr.store\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/digitalpr.store\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digitalpr.store\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digitalpr.store\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9620"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/digitalpr.store\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9620\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9622,"href":"https:\/\/digitalpr.store\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9620\/revisions\/9622"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digitalpr.store\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/9621"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/digitalpr.store\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9620"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/digitalpr.store\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=9620"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/digitalpr.store\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=9620"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}